Costruzione della Chiesa

Storia della costruzione della Chiesa di San Giovanni Battista

dal 1762 al 1785 data dell’inaugurazione.

Domenica primo Agosto 1785

STORIA DELLA CHIESA DI LEONTICA
(dalla RMC SI – pubblic.1943 – prof. P. Bianconi)

FOTO: MARTINO GIANELLA Aprile 2016

In Val Blenio due archivi sono abbastanza ricchi da permettere di ricostruire con sufficiente precisione la storia della “fabbrica della Ven. Chiesa” quello di Aquila e quello di Leontica.
A Leontica i conti della fabbrica – minutissimi ma purtroppo incompleti – sono affidati a carte sciolte: contratti, ricevute o “confessi”, memoriali, dichiarazioni e via; un seminio di carte che attestano insieme le peripezie le complicazioni e le difficoltà di varia natura incontrate durante la costruzione della Chiesa: la quale si protrasse dal 1777 al 1784 circa, essendo parroco a quel tempo il sacerdote leontichese Giuseppe Gianella: e soprattutto alla sua tenacia e volontà si deve il compimento dell’ardua impresa.
Che l’impresa sia stata ardua lo si può concludere anche da un semplice confronto fra l’aspetto e l’estensione del villaggio da una parte (2), e le proporzioni dell’edificio dall’altra; il contrasto che la vasta chiesa (la più grande di tutta Blenio) fa con le case è fortissimo: quell’ariosa grazia di stucchi che vestono come rada vegetazione l’ampiezza della chiesa armoniosa e piena di luce, quella agiata eleganza di proporzioni impressionano singolarmente, entrandovi con negli occhi l’immagine aggrondata – bianco di calce e nero di larice – delle case strette nelle tre frazioni di Combrascherio Ataniga e Leontica: c’è una sproporzione incolmabile, si direbbe quasi disumana. La scritta sulla facciata suggella e corona con un atto di fede la fine della lunga fatica.
La parrocchiale di Leontica, dedicata al Battista, appare già in un documento del 1204; san Carlo (1567) la descrive sommariamente: a due navate, quasi completamente dipinta; nella seconda visita (1570) ordina: “Si rinnovi in questa chiesa le pitture che sono consumate per la vecchiezza e dove non sono pitture si dia il bianco”. Si può supporre che la chiesa primitiva fosse stata raddoppiata nella larghezza, con l’aggiunta di una seconda navata (come è accaduto a Negrentino). Un incendio, il 27.X.1762 dovette compromettere non poco la chiesa, che tuttavia fu continuata a officiare: siccome in un primo contratto (1776) i maestri si impegnano, se sarà possibile, a non distruggere il coro vecchio prima di aver compiuto il nuovo così da rendere possibile la continuazione del culto.

Non risulta chiaro come sia maturata la decisione di affrontare l’impresa della nuova fabbrica: ci furono esitazioni, stando a quanto lasciò scritto il curato Gianella, nominato parroco il 3.V.1776; il quale, in una nota (Ad usum meorum successorum:) afferma di aver accettato “di malla voglia” avendo sempre avanti “li ochj” il bel detto del Eclesiaste: Memo propheta in patria sua”) accenna alla visita, avvenuta quello stesso anno, di Mons. Olivazzi ordinario del Duomo di Milano, e a certe voci inquietanti secondo le quali sarebbe stata nell’intenzione del visitatore di trasferire beni e polizze della chiesa ad altra chiesa più povera(?): “ben noto essendo al medesimo nulla mancare alla chiesa di Leontica…”.

Su questo proposito si aduna da due o tre… la vicinanza; si tratta di questo affare; ed un zelante propose a detta vicinanza di mettersi in Fabbrica della nuova chiesa per deludere così la supostamente del Visitator Detto fatto, si brucian le tappe: si chiede la licenza ai superiori, si fa eseguire un disegno, lo si fa approvare da Sua Eminenza, di corsa: “E quindi ecco il Bello: passata la Visita; 

Cessato il Bolore di certuni che più parlavano per passione che per zelo, ecco che niuno più volle saperne di fabrica”… A questo punto, cioè dopo il suo ingresso, dev’essere entrata in giuoco la ferrea volontà del curato Gianella, anima dell’impresa: da una lettera dell’11.IV.1777, datata dal Seminario di Pollegio e sottoscritta dal Vicario Provisitatore delle tre Valli Gianfrancesco Rossi, risulta: “essere ancora dubbiosa questa fabbrica”:. il vicario se ne meraviglia altamente, le cose essendo già tanto avanti, ma spera che presto si rompa ogni indugio: altrimenti, aggiunge,..”sarei obbligato a provvedere contro quegli che potessero essere stati la cagione di questi danni e spese”… Il curato Gianella, al quale la lettera era indirizzata e che fors’anche l’aveva provocata, la agitò come uno spauracchio davanti alla vicinanza che finalmente confermò la decisione: e così la fabbrica s’avviò risolutamente.-

Cos’era, stato fatto fino allora?. L’architetto Tommaso Colonetti aveva allestito il. disegno della nuova chiesa, desumendolo forse da qualche altra edificata da lui: era stato già sul luogo e pagato, come appare da una sua ricevuta del 10.VIII.1776: e dalla spesa sostenuta..”per andare a prendere il Capo Mastro da Lugano a Leontica”..né più comparirà nella travagliata storia della fabbrica.

Lo stesso anno 1776 il 18 luglio, la nuova fabbrica era stata data in appalto “a Maestri Giuseppe Peduzi e Giovanni Gelpi entrambi da Schignano Valle Intelvi Paese Comasco Stato di Milano:!!!.. i quali s’erano impegnati a darla finita entro l’anno seguente, per la somma di Lire 8.300 di Milano”..come al disegno formato dal sig. Colonetti”. In quel contratto si prevedevano le due prime cappelle laterali “con-le sue.nicchie d’ancone… di stucco a scaiola in disegno moderno di vera architettura”:.. mentre accanto a quelle i costruttori erano tenuti a “formare due arcate, sul caso al bisogno si possano col progresso del tempo far fare due altre cappelle per non essere allora obbligati fare altra rottura che sarebbe a pregiudica la fabbrica;”… Ma si può pensare che il contratto, non ebbe seguito alcuno: siccome l’anno seguente, il 29.VI.1777, si stipula un secondo contratto con un altro costruttore “..Giuseppe Lepora f.q. Giovanni di Salla Lughenese Pieve Capriasca cappo mastro”: che s’impegna a “..rifabbricare fare la chiesa..d’ordine Corinto preciso..” per la stessa somma di Lire milanesi 8’300; e anche in questo contratto non si parla che di due cappelle per lato. L’opera, che deve essere principiata per il principio della settimana prossima prima”., sarà terminata entro tre anni. Il materia le sarà fornito sul posto, e il capo-mastro avrà una casa di abitazione per sé e per i suoi uomini, con letti, mobilia d’assi, caldaro, catena, corda “quattro Badili ed una mazza di ferro..”.

Il Lepora effettivamente costruì la chiesa di Leontica; ma i lavori ardaron per le lunghe e le condizioni furono mutate, siccome nel 1778 il 25 aprile, appare un nuovo accordo: il Lepori, per “l’integrale direzione della fabbrica,” avrà diritto a una giornata di Lire 4 di Milano: direttore dei lavori, quindi, e non più capomastro assuntore… Con quella stessa carta il Lepori si impegna… per mercoledì o giovedì della prossima ventura settimana di portarsi in Leontica al lavoro almeno con quattro cazzuole, e necessari manuali…”

Alla decorazione della chiesa concorsero vari stuccatori: né si riesce bene a determinare la loro opera, per la insufficiente completezza dei conti. In ogni modo pare che il principale artista qui sia Carlo Galetti scaiolista di Val d’Intelvi (1780-82): con lui appaiono Girolamo Canturio e Paolo Galetti.. “ambedue lavoratori scaiolisti”.. “(1780) e Domenico Bragga – il quale poi lasciò a mezzo la sua opera, visto che nel 1781 si pagano Lire 465 al Galetti “per saldo dei stucchi del coro, che doveva terminare il sig. Braga..”

Altro nome è quello dello stuccatore Stampa(1782) per stucchi fatti e ultimati in chiesa..” Da notare che nel disegno Colonetti la parte decorativa mancava del tutto (come s’osserva nel contratto Peduzzi-Gelpi del 1776: Comunque al Galetti spetta il bellissimo altare della Madonna (terza cappella di sinistra), in stucco lucido rosa verde e grigio con profilature nere, base capitelli e qualche fregio dorati (1780): il pulpito di stucco (1782) sostituito nel 1909 con altro di legno); e l’altar maggiore, pure in stucco lucido rosa e grigio, con dorature; davanti al quale sta un paliotto di scagliola firmato da quel Francesco Solari, pure di Verna (Intelvi) che lasciò altre opere consimili nel nostro Cantone (1732).

Le due grandi tele ai lati dell’altar maggiore sono invece di sicura attribuzione a un pittore poco noto, con. contratto 13.8.1780 “il sig. Giuseppe Rezzonico Pittore di Figura”: di. Lugano si obbliga di eseguire, .. “con tutto l’impegno secondo porta di un uomo cristiano per il suo onore… dentro di un anno… le due storie del gran San Giovanni Battista ciové da una parte la storia di S. Giovanni Battista che riprende Erode, e dall’altra parte la Decolazione, del istesso santo…”: il che fu puntualmente eseguito con viva soddisfazione di tutti; tanto che al Rezzonico fu affidata anche la GLORIA del patrono sulla volta del coro.- Ie balaustre infine, davanti, al presbiterio e alle due cappelle laterali, furono eseguite da Gerolamo Caroni da Rancate, nel 1782 e nell’85.-

 

Si comincia con la spesa di un centinaio di lire “: per Nr. 5 Pagliazzi e scoperte grosse cioè schiavine per letto a Mastri”;. appare poi un cribio comperato da Martino Malingamba e una posta speciale per “..le figlie del ciabattino..” che han portato calce, come varie altre donne non nominate, Ma per il trasporto s’era comperato un somarello, due altri s’eran presi a nolo; e tra i conti appare perfino la fattura di un Giovanetti..”veraro”. che importa L.9:6 ed è cosi redatta: “..Ferrato il somaro-giustato il poledro-due-feri di dietro al somaro..” Conti del “vedriaro” Galizio di Ludiano, che metteva innanzi fatture della fabbrica di vetri di Personico, scritte in italiano barbarico da un Meirado Siguard; conti di ferrari e legnamari, di .. “pontironi..” e di gente di Prugiasco che tagliavan borre nei boschi, e per non saper firmare sotto ..”confessi..” disegnavan le marche di casa o una croce tremante.

L’altare di stucco nella cappella di San Carlo venne offerto da Carlo Ambrogio Giudice, notaro di Blenio e deputato della chiesa; il quale, è detto una volta “mio cugino” dal curato Gianella, e probabilmente era di Leontica; in ogni modo gran parte dei conti eran. pagati da lui; il Giudice offrì anche mille brente di calce. Così pure altar maggiore fu pagato dal curato Gianella. Inoltre tutte le famiglie offrirono qualche cosa, secondo le possibilità: Gianalla, Palone, Genora, Guglielmetti, Demaria, Beretta, Tenvella, Guidinali, De Thomis, compaiono tutti i casati più notevoli; e doni arrivano anche dall’estero, da Vicenza, da Brescia, da Avignone: da dove uno dei fratelli Gianella, detti Soria, scrive donando alla chiesa un suo fondo dove deve sorgere una delle sacrestie.

Tuttavia, passato il primo fervore e il lavoro andando per le lunghe, è chiaro che lo zelo sia andato scemando un poco; alla resa dei conti si volle vendere e rivedere minuziosamente ogni posta, ogni spesa. Ma il curato Gianella non si lasciò prendere alla sprovvista: aveva notato con estrema attenzione e precisione ogni sborso grande o minimo, e la lettura di quelle poste è a volte piena di colore….

Si comincia con la spesa di un centinaio di lire “: per Nr. 5 Pagliazzi e scoperte grosse cioè schiavine per letto a Mastri”;. appare poi un cribio comperato da Martino Malingamba e una posta speciale per “..le figlie del ciabattino..” che han portato calce, come varie altre donne non nominate, Ma per il trasporto s’era comperato un somarello, due altri s’eran presi a nolo; e tra i conti appare perfino la fattura di un Giovanetti..”veraro”. che importa L.9:6 ed è cosi redatta: “..Ferrato il somaro-giustato il poledro-due-feri di dietro al somaro..” Conti del “vedriaro” Galizio di Ludiano, che metteva innanzi fatture della fabbrica di vetri di Personico, scritte in italiano barbarico da un Meirado Siguard; conti di ferrari e legnamari, di .. “pontironi..” e di gente di Prugiasco che tagliavan borre nei boschi, e per non saper firmare sotto ..”confessi..” disegnavan le marche di casa o una croce tremante.

Tutta una danza di lire, soldi, denari, taleri di Franza ongheri gigliati, zecchini, fiorini di Fiorenza e luigi d’oro effettivi; che spaventa la nostra semplicità di gente sul sistema decimale, ma che il curato Gianella sapeva convertire in lire di Milano e allineare lungo l’orlo rugoso dei fogli di carta a mano, ricavandone imponenti addizioni.

Tanto che, al 1784 exclusive, si arriva alla cifra di Lire 35.613:7; alle quali vanno aggiunte più di 5.000 lire di opere pagate da privati: così che grosso modo la chiesa venne a costare Lire di Milano 41.000…

Dal 1785 i conti si diradano e affievoliscono nelle minute spese quotidiane assi forniti dai “..pontironi..” cioccolata regalata ai missionari, incenso storazzo e cera per il culto, compensi alle monache di Claro per la biancheria, ..”al mastro per levar l’acqua dal coperto ..”; ma tra quelle minute speserelle ricompare puntualmente la grossa posta dei fitti dovuti al sig. Giovanni Venzi di Bellinzona; con il quale la chiesa aveva contratto un grosso debito, circa 15.000 lire, per sopperire alle spese della fabbrica; come un altro debito (di ..”scudi cento terzolli..” pari a lire 480) era stato contratto nel 1782 con le monache del Monastero di San Bernardino di Monte Carasso e fu pagato nel 1819).

Debiti più che comprensibili: il curato Gianella nota, con scoperta ironia, in capo al libro dei conti:.. “Trovato in cassa in contanti al principio della fabbrica della chiesa (si noti bene il gran Capitale).. L.2:3:6”.

Tirate le ultime somme, riscontrate minutamente le singole poste, e conchiusi i conti a chiesa terminata, restava il debito col Venzi; il 26 luglio 1790 il parroco, congregata al luogo solito la vicinanza, lesse un suo.. “Manifesto solenne”.. per vedere di mettere le cose in chiaro: come non s’era riuscito a fare in precedenti assemblee,.. “dopo tanto fracasso, ragioni, pareri addotti…”; ma restava assodato che la comunità era debitrice.

Propose dunque il parroco Gianella che ogni fuoco pagasse annualmente la somma di lire 10; e si disse disposto ad assumere lui personalmente parte del debito cioè Lire 1800, per sgravare le 30 famiglie più, povere, riducendo così a Lire 12.000 la somma dovuta al Venzi:..” con patto espresso di essere liberato d’oggi in avanti dagli affari e conti di chiesa, troppo gravoso essendo ad un Parroco, che deve attendere al profitto spirituale delle anime alle di lui cure consegnate..” .

L’appassionato discorso, dove il curato passa dalla più serrata logica alla mozione degli affetti (“..cercare il bene della chiesa, de pupilli di vedove e poveri, ed ancora che non, sia ascoltato da qualcheduno che parla o per passione, o per ignoranza..”), conchiude con una confessione aperta: “.. che se diedi il mio assenso per questa fabbrica non considerando bene le conseguenze, spero di aver riparato tal fallo con il presente sacrificio di 1800 e più lire,, La proposta, accettata in un Primo tempo, restò poi senza effetto; il debito fu mantenuto e spento a poco a poco in comune.-Il curato Gianella saldò regolarmente il suo debito al Venzi, nel 1815; morì il 5 settembre 1818 a 75 anni.

Merita di essere ricordato davanti alla chiesa di Leontica, dove splende quel motto pieno di vigorosa fede in Dio e nell’uomo:..

“..Deo favente et Sancto Johanne Baptista omnia sunt possibilia..”.

Si ringrazia il Prof. Bianconi per lo studio e le ricerche d’archivio da lui eseguite nonché la Biblioteca Cantonale per averci messo a disposizione il testo qui riprodotto sulla storia della nostra chiesa.

Pubblicata pure sulla Voce di Blenio 1975/76

Trascritta e firmata e.b. (Elvezio Beretta)

Nuova trascrizione in Sistema informatico il

10 marzo 2016

– (da Martino Gianella, segretario del CP di San Giovanni Battista) –