CENNI STORICI

La chiesa parrocchiale di Leontica, iscritta nell’elenco cantonale dei beni culturali nel 1947, è documentata a partire dal 1204. L’edificio attuale è il frutto di una ricostruzione avvenuta negli anni 1778-84 secondo i progetti dell’architetto Tommaso Colonnetti di Morbio Inferiore a seguito di un violento incendio (1762) che distrusse la chiesa precedente. L’odierno campanile, che si erge alto accanto al fianco sinistro della navata, risale al 1925 ed è stato costruito su progetto dell’ingegnere Riccardo Gianella inglobando parzialmente il precedente campanile romanico.

I recenti scavi archeologici (1999-2000) hanno inoltre permesso di ricostruire le varie fasi di evoluzione dell’edificio religioso che fanno ipotizzare la presenza di una costruzione preromanica completamente distrutta dalle fasi successive. La prima fase riscontrata corrisponde a quella della chiesa romanica, che poggiava direttamente sulla roccia. I pochi resti giunti fino a noi e la descrizione fatta dal cardinale milanese Federico Borromeo (1608) permettono di ricostruire graficamente una costruzione di notevoli dimensioni (m 10.00 x 5.20). Si trattava di una sala rettangolare conclusa a est da un coro semicircolare, di cui si conservano tracce nel settore settentrionale. Alla seconda fase è invece riferibile la costruzione di un portico, di cui sono stati riportati alla luce i resti murari, davanti alla facciata della chiesa romanica. A una terza fase, databile alla metà del Quattrocento, è invece ascrivibile la costruzione di una chiesa biabsidata, caratterizzata dal raddoppio della navata, che viene conclusa da un secondo coro semicircolare. Questa chiesa, affrescata all’inizio del Cinquecento da Antonio da Tradate o dalla sua bottega, non viene modificata prima della metà del Seicento, come attestano le visite pastorali.

Nel 1682 viene descritta una chiesa con soffitto piano, coro poligonale voltato e due cappelle, dedicate rispettivamente alla Madonna e a S. Carlo. Nel materiale di distruzione utilizzato nella fase seicentesca per livellare la quota del pendio all’altezza della roccia, si sono trovati resti della muratura della struttura precedente e una grande quantità di frammenti relativi agli affreschi cinquecenteschi.

Sui resti dell’edificio seicentesco è quindi sorta l’attuale chiesa tardobarocca a navata unica, con sei cappelle laterali intercomunicanti e un coro semicircolare fiancheggiato da due sagrestie simmetriche. La facciata è coronata da un timpano spezzato ed è ritmata da quattro pilastri corinzi. Pilastri dello stesso ordine articolano il vasto e sontuoso interno e sostengono un vigoroso cornicione perimetrico sul quale s’imposta la volta lunettata e illuminata da finestre.

L’ampia chiesa è sobriamente ornata da stucchi del tardo periodo rococò, limitati soprattutto alle volte, eseguiti da Carlo e Paolo Galetti, Gerolamo Canturio e Domenico Braga della Valle d’Intelvi negli anni Ottanta del XVIII sec. Gli affreschi sulla volta della navata con l’Immacolata, la Sacra Famiglia e il Battesimo di Gesù e sulle pareti della cappella del Sacro Cuore con immagini di santi risalgono al 1886-87, anni in cui all’interno della chiesa furono eseguite delle riparazioni alla struttura architettonica, che lamentava dissesti statici, oltre che un rinnovo generale delle tinteggiature.

L’altare maggiore in scagliola, con paliotto di Francesco Solari di Verna (1730 ca.) ed elegante tempietto, è opera del 1780 degli intelvesi Domenico Braga e Carlo Galetti, già impegnati nell’esecuzione degli stucchi. L’antico tabernacolo ligneo a tempietto con colonne ritorte e statuette della seconda metà del XVII sec. si conserva attualmente nella sagrestia a destra del coro.

I due altari in scagliola delle cappelle della Madonna (verso il coro a sinistra) e di S. Carlo (di fronte) sono opera degli stessi artisti intelvesi. L’altare nella cappella della Madonna racchiude inoltre una statua lignea dell’Immacolata del 1523 ascrivibile ad un artista di origine nordica. Sulle pareti e sulla volta si trovano distribuiti i quindici Misteri del Rosario dipinti su sottili lamine di ferro quadrilobate, XVII sec. Nella cappella di S. Carlo l’altare racchiude una tela con la Gloria del santo titolare, XVIII sec.

Il coro e le due cappelle sopracitate sono chiuse da balaustrate in marmo d’Arzo con intarsi in nero di Varenna eseguite da Gerolamo Caroni di Rancate negli anni 1782-85. Sulle pareti del coro si trovano inoltre due grandi quadri del 1780 di Giuseppe Rezzonico di Lugano raffiguranti S. Giovanni Battista al cospetto di Erode e la Decollazione del santo. Allo stesso artista spetta pure la Gloria del santo affrescata sulla volta del presbiterio, 1780.

Sulle pareti del coro si trovano inoltre due grandi quadri del 1780 di Giuseppe Rezzonico di Lugano raffiguranti S. Giovanni Battista al cospetto di Erode e la Decollazione del santo. Allo stesso artista spetta pure la Gloria del santo affrescata sulla volta del presbiterio, 1780. Sulla parete frontale del coro una tavola di fattura più modesta ne raffigura la Nascita, XVIII sec.

Un Crocifisso ligneo, già notato dal cardinale Federico Borromeo nel 1608, orna l’estradosso dell’arco trionfale.

Il pulpito sul piedritto esterno sinistro dell’arco trionfale, eseguito nel 1782 da Carlo Galetti, è stato parzialmente modificato negli anni 1909-10.

Nella chiesa si trovano distribuite altre tele risalenti al XVIII sec.